Un San Valentino di un centinaio di anni fa

Un San Valentino di un centinaio di anni fa

Una mattina di febbraio fredda, senza nuvole. Era San Valentino, patrono degli innamorati, quel 14 febbraio del 1916, e tutti erano al lavoro, essendo lunedì. Ognuno con le proprie incombenze, la casalinga puliva casa, il carrettiere guidava il suo carretto, il tranviere andava al lavoro. Sono comunque tranquilli, la guerra si combatteva altrove, lontano dalla città, e quindi i milanesi non erano molto preparati, anche se ormai si cominciava a sentire con il razionamento di derrate alimentari e con l’arrivo di profughi dalle aree di combattimento.

Verso le nove vengono avvistati due aerei e tutti uscirono e guardarono in alto, incuriositi. Non si aspettavano certamente che arrivasse qualcosa dal cielo che seminasse morte e devastazione.

foto da Milano sparita

Diciotto persone morirono quella mattina e molti vennero feriti dal primo bombardamento aereo sulla città di Milano.

I dodici aerei austro-ungarici, Aviatik Taube (con ali a forma di colombo), comandati dal capitano Eugen von Steiner-Goltl, come riportano le cronache, erano partiti all’alba dagli aerodromi di Gardolo e di Pergine in Valsugana in provincia di Trento, all’epoca territorio austro-ungarico,  con la missione di arrivare a Milano per distruggere le centrali elettriche e le stazioni ferroviarie. Ma la zona in cui si trovano le centrali era densamente abitata da civili.

foto da Museo Nazionale della Resistenza

Alla partenza il tempo non era dei migliori. I velivoli, carichi di bombe, circa 80 chili e 270 litri di carburante ciascuno, dovevano approdare in Lombardia percorrendo la Valsabbia. Lungo le creste di confine gravava però una fitta nebbia e l’umidità manda in tilt le bussole. Alcuni di questi aerei, privi di riferimenti, sono così costretti a rientrare alla base. Un altro raggiunge Monza per errore e altri tre raggiungono invece regolarmente l’obiettivo.
Ci riuscirono, anche se le bombe non caddero solo sugli obbiettivi designati, pure sulle case di Porta Romana. La zona fu devastata ed i danni alle case furono notevoli.
Le vittime erano prevalentemente abitanti della zona che, anziché ripararsi, si riversarono in strada sospinti dalla curiosità. 
Al termine della missione, uno degli aerei, viene abbattuto dalla contraerea italiana. Gli altri rientreranno all’aeroporto di Gardolo senza alcun danno, nonostante gli attacchi della contraerea e dei nostri velivoli, i caccia Caproni,  che si alzarono in ritardo dall’aeroporto milanese di Taliedo, uno dei corpi santi di Milano. Gli aerei, sulla strada del ritorno, bombardano anche Monza ed in particolare il rione San Biagio, provocando anche delle vittime.

foto da Wikipedia

Ma i bombardamenti aerei sulle città italiane erano cominciati già nel 1915 , ma sempre in zone di guerra.  Con il tempo, l’esperienza e la tecnica più raffinata permisero agli austro-ungarici di cominciare a colpire più in profondità. Quindi Milano e le città limitrofe con le fabbriche, centri nevralgici di smistamento e di produzione, erano un bersaglio importante. Di fatto fu uno dei primissimi, se non il primo, attacco aereo della storia della prima guerra mondiale su suolo italiano.
Ovviamente l’effetto psicologico sulla popolazione fu terribile; il concetto che la guerra e di conseguenza la morte poteva essere portata ovunque divenne parte della vita dei civili e delle loro paure. Soprattutto il confine fino ad allora netto tra soldati e civili non esisteva più, tutti erano in guerra. Dalle cronache poi si comprende che non si era preparati: il sistema di allarme era adeguato ma non la risposta a difesa né tantomeno era predisposto un sistema di soccorso per i civili.

Memoria per le vittime- Biblioteca nazionale di Roma

In via Tiraboschi, a ricordo delle vittime venne eretto un monumento, soprannominato affettuosamente dai milanesi “I tri ciucc” (i tre ubriachi) inaugurato nel 1923, che celebra anche Giordano Ottolini, un grande eroe di guerra. Il monumento è opera dello scultore Enrico Saroldi, attivo a Milano, soprattutto per monumenti, monete e bassorilievi.


Bibliografia:


Poi, per approfondire se il giorno di San Valentino è un giorno “fortunato”, Wikipedia, gentilmente, produce un elenco dei fatti salienti. A voi le conclusioni.

foto da Pixabay